Cosa mi metto? #TSHIRT #style

E’ sicuramente uno dei pochi capi che troverete in qualunque armadio. Ognuno ne possiede almeno un paio. Sono le t-shirt, o semplicemente magliette se preferite. Ultimamente sono tornate particolarmente di moda, avvistate tra star dello spettacolo e note fashion blogger. Sono se vogliamo anche un capo d’abbigliamento storico, dai marinai dell’Ottocento con le classiche magliette a righe ai trend di James Dean o Marlon Brando che li abbinavano a semplici jeans, hanno subito anche diverse mutazioni e adattamenti nel tempo: la t-shirt era esclusivamente la maglietta a maniche corte, girocollo, con il busto dritto e la caratteristica forma a T che le è valsa il nome, solitamente bianca. Il simbolo della praticità e semplicità invece si è evoluto e oggi lascia spazio a diversi colori e modelli e ricorrendo spesso a stampe di ogni tipo, da immagini a frasi divertenti, a icone. Ma soprattutto è il modo di indossarla ad essere cambiato. La caratteristica non è più solo “sportiva” ma più stile “easy-chic”. Oltre agli abbinamenti più classici quindi, ne troviamo ultimamente altri tre molto in voga al momento. Questi in particolare sono stati proposti da Zara per l’ultima Collezione.

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Una variante che vediamo sempre più spesso è quella della t-shirt corta, abbinata solitamente a pantaloni o gonne a vita molto alta. Un look semplice e adatto ad ogni giorno. Gli accessori potrebbero comunque, come sempre, fare la differenza.

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Questo è l’abbinamento che mi piace di meno, forse perché non amo le gonne a tubino che arrivino al ginocchio. Comunque, tornando alle nostre magliette, in questo caso riescono a togliere l’eccessivo rigore e formalità da un capo abbinato che altrimenti sarebbe molto più difficile indossare in alcune occasioni.

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L’ultimo è in assoluto il mio abbinamento preferito. Anche in questo caso una semplice t-shirt sdrammatizza una giacca o un blazer che rischia altrimenti di risultare troppo formale per dei contesti più tranquilli.

La maglietta è diventata un passepartout, la chiave per far girare il nostro armadio e a volte stravolgerlo. Un capo basico ma ultimamente sempre più “iconico”.

E voi come la abbinate??

G.

Cosmoprof2014: com’è andata #beauty #life

Nello scrivere questo post non sapevo quale impostazione dargli. Diario? Guida? Pro e Contro? Alla fine ho capito che ognuno di questi elementi sarebbe stato importante e interessante quindi, partiamo per gradi e parliamo di questi 3 giorni, in tutti i sensi.
Prima di tutto: perché sono andata al Cosmoprof? Sono andata per lavorare, il che è consistito nel prendere contatti e raccogliere materiale informativo (e non) per potervene parlare. Infatti è questo uno degli scopi nella Fiera per tutte le aziende, che la “sfruttano” giustamente come una delle vetrine più importanti per loro (ecco anche perché la maggior parte di loro in quei giorni non vende al pubblico).
Ho scelto come primo giorno di fiera per me sabato 5, perché così ho potuto visitare anche i padiglioni dedicati al Cosmopack. Avendo a disposizione solo il pomeriggio ho optato per un primo giro, anche abbastanza veloce, di orientamento, il che è risultato comunque difficile essendo uno spazio davvero immenso. E’ stata una buona giornata anche per poter prendere i primi contatti (e fare il primo carico di cartelle stampa…aiutoooo!!!). Domenica, come secondo giorno, ho scelto di focalizzarmi solo su alcuni padiglioni in particolare, da visitare con più calma e attenzione. Mi sono dedicata maggiormente a quelli di Cosmetici e Profumeria, ma anche ai padiglioni internazionali che possono risultare a volte un po’ confusionari essendo di genere misto, ma altrettanto ricchi e interessanti. Lo stesso giorno sono stata all’incontro organizzato da Nika (ve ne parlerò in uno dei post dedicati) con Miss Creamy Creamy (alias Daniela) e al Palazzo dei Congressi, “gestito” da L’Oreal, dove l’atmosfera era completamente diversa, tra set fotografici, musica dal vivo e make up artist all’opera su bellissime modelle.
Lunedì, ultima mezza giornata di fiera, stanca come non mai. Mi sono concessa solo due ore per fare un giro di ricognizione finale e soprattutto per gli ultimi acquisti last-minute.
Ora invece andiamo avanti con alcuni suggerimenti e alcune “dritte”. Innanzi tutto: come accedere al Cosmoprof? Io ho compilato il loro modulo per la richiesta del Press Pass (o accredito stampa che dir si voglia), hanno valutato il mio blog e ritenendolo idoneo mi è stato mandato l’accredito via mail. Questo, come qualsiasi altro tipo di biglietto, va stampato e portato sempre con sé in fiera (avendone molta cura eheheh). Per chi ha un Pass da utilizzare più giorni come il mio, suggerisco un porta pass, di quelli plastificati, con tanto di cordoncino (per me è stato indispensabile). Il primo giorno ho provato ad andare solo con la borsa…errore che non ho ripetuto nei due giorni successivi. Ovviamente parlo nel mio caso in cui il mio “obiettivo” era quello di reperire più materiale possibile. Avevo da un lato la borsa, già di per se pesantissima, e dall’altro iniziavano ad accumularsi buste e borsette sempre più pesanti. Come già programmato, dalla domenica ho optato per la trolley. Da tenere però sempre a portata di mano il proprio Press Pass e i propri biglietti da visita…taaaanti biglietti da visita! Altro suggerimento, anche per chi è semplice visitatore, è quello di tenere sempre pronta e “aggiornata” la mappa della fiera, dalla quale depennare mano a mano i padiglioni già visitati o sulla quale appuntare eventuali note o promemoria. Per poter visitare bene tutta la Fiera, soprattutto per lavoro, è indispensabile un’ottima organizzazione: io stessa, pur avendo cercato di programmare al meglio le cose, avendo effettivamente solo due giorni da passare lì, non ho potuto assistere agli eventi organizzati che mi ero appuntata, altrimenti non sarei riuscita a fare tutti i giri necessari. Degli ottimi accorgimenti a riguardo sono ad esempio la suddivisione dei padiglioni da visitare a seconda dei giorni, dedicarsi alle aziende per i capelli prima del lunedì (giorno in cui i padiglioni dedicati si riempiono essendo giorno di chiusura per molti saloni), consultare sul sito del Cosmoprof la Brands Bible dove sono elencati i brands presenti nei diversi settori per individuare subito quelli a cui siamo maggiormente interessati (consultando l’elenco degli espositori infatti molto probabilmente non riconoscerete la maggior parte dei nomi perché quelli lì presenti sono i nomi delle aziende e non dei marchi che troviamo sul mercato e ai quali siamo abituati). Infine cercate di fare in modo di rimanere più tempo possibile in fiera nella giornata di lunedì, infatti molte aziende aprono solo quel giorno la vendita al pubblico dei loro prodotti o comunque cercano di liberare i loro stand da più materiale possibile prima di ripartire. Ultimo appunto da tenere a mente: non uscite assolutamente dalla fiera se non per andare via. Infatti ogni biglietto o pass valgono per un solo ingresso nella giornata e una volta usciti (e ai tornelli di uscita nessuno vi avvisa) non potrete rientrare.
Insomma, riassumere un’esperienza del genere in poche righe è sicuramente difficile, anche trovare pro e contro…la cosa peggiore è stata sicuramente la stanchezza, purtroppo poi la mia schiena non regge benissimo eheheh Quindi la sera ero davvero a pezzi! Purtroppo poi si trovava anche qualcuno un po’ troppo incompetente e “buzzurro” (passatemi il termine), ma quelle sono problematiche che poi si ripercuotono sull’azienda e meno su di noi. Cose positive tantissime: incontrare moltissime persone, confrontarsi con modi di lavorare molto differenti tra loro, trovare molti nuovi contatti, conoscere nuove tecniche e prodotti, capire strategie di marketing e le scelte che un’azienda fa…parlare finalmente un po’ in inglese!!! Il padiglione che ho preferito è stato quello Naturale. E’ un ramo della cosmetica che si sta molto sviluppando e sta prendendo molto piede, è sempre più conosciuto e riesce a catturare l’attenzione facilmente. Ogni stand era davvero accattivante e sicuramente incuriosiva più di molti altri.

Questa è stata la mia esperienza al Cosmoprof. Ora inizia la seconda parte del lavoro. Per ogni azienda con la quale ho avuto modo di rapportarmi scriverò un post dedicato. Darò precedenza a quelle per cui non ho materiale da testare, per le altre mano a mano vi riporterò, oltre alle informazioni solite, anche i risultati dell’utilizzo dei loro prodotti!
Stay tuned…!!! 😉

G.

Adotta una parola #cultura #italiano

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Sono sempre molto contenta di poter condividere con voi scoperte e belle iniziative. Questa volta ve ne parlo anche con un po’ di “orgoglio patriottico” e molta soddisfazione, soprattutto per il grave declino culturale che sta colpendo il nostro Paese sotto molti aspetti. Adotta una parola in realtà è stata inaugurata nel 2011, quindi non è una novità assoluta, ma sicuramente poco diffusa e conosciuta. E’ una campagna di adozione di lemmi dell’italiano che ha sensibilizzato il pubblico all’uso corretto e consapevole delle parole, allo scopo di arginare l’impoverimento del lessico contemporaneo. Hanno adottato una parola anche alcuni personaggi famosi tra cui Giorgia, Dario Fo, Matteo Renzi, Javier Zanetti…Il tutto è partito dalla Società Dante Alighieri che, fondata già nel 1889 da Giosuè Carducci, ha lo scopo di “tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, ravvivando i legami spirituali dei connazionali all’estero con la madre patria e alimentando tra gli stranieri l’amore e il culto per la civiltà italiana”.

Passiamo al lato pratico. Come adottare una parola? Per farlo bisogna andare sul social network creato dalla stessa Società, ossia “Beatrice” (quale nome più coerente eheheh). Una volta effettuata la registrazione si può accedere alla sezione “Adotta una parola”, da lì si possono consultare i quattro dizionari che hanno scelto di collaborare con questa iniziativa: il Devoto-Oli, il Garzanti, il Sabatini-Coletti e lo Zingarelli. Tra le varie parole proposte se ne può scegliere una, se questa è disponibile ne sarete custodi per un anno, con l’impegno se vorrete di divulgarla e di utilizzarla nel modo più corretto, altrimenti, se questa fosse stata già adottata, potrete esserne sostenitori. Tante ulteriori iniziative ed idee sono scaturite da questa e mi è sembrato molto carino il pensiero di due novelli sposi che, per il loro matrimonio, hanno scelto di donare agli invitati una parola di cui prendersi cura.

Anche io ovviamente ne ho adottata una! Sinceramente all’inizio ho cercato la parola “meraviglia” da poter custodire, ma non era disponibile, così scorrendo i vari elenchi, un’altra mi ha colpito particolarmente, nonostante la sua semplicità e conoscibilità: VERA. Questa è la parola che ho adottato. L’ho scelta perché vi ho visto molto di più, è un bisogno e una necessità, credo che serva sempre di più essere veri e cercare di avere a che fare solo con cose vere, non tanto tangibili, quanto autentiche e sincere. 

Ora tutti sul sito e adottatene una! Quale avete scelto? Come volete diffonderla e custodirla??

#vera #adottaunaparola

G.

MasterChef Italia 3: com’è andata? #food #tv

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Lo ammetto, stavo aspettando la fine di MasterChef proprio per scrivere questo post!!! Ho seguito questa terza edizione con tifo da stadio e curiosità da telefilm e ora…tiriamo le somme! Per chi se lo fosse perso, questa volta la cucina di MC ha visto sfidarsi 20 concorrenti, arrivati dopo una dura e lunga selezione come sempre. I tre giudici sono stati ovviamente impeccabili: Bruno Barbieri, che oltre alla competenza richiedeva tanta conoscenza (soprattutto sui piatti della tradizione e sulla preparazione della besciamella!), Carlo Cracco, impassibile e incorruttibile, ma grande motivatore (DAIIIII!! FORZAAAAA!!!), e l’immancabile Joe Bastianich, a volte “contro” i suoi colleghi giudici, nel bene e nel male, ma sempre con i suoi “piatti volanti”.ImmagineMa guardiamo cosa c’è stato in questa edizione!

I concorrenti che ricorderemo: Rachida, origini marocchine, dalla lacrima facile, una parlantina spigliata ed esilarante (“Graziiiiii” Ra-cit!), ma cucinava tutto…col cuore; Alberto, savoir-faire, saggezza e esperienza che lo salvavano in ogni occasione, l’uomo delle Paperine (Enrica compresa!); Salvatore, cuore del sud, grinta, attenzione e tanta tanta tanta simpatia; Eleonora e/o Beatrice, hanno (s)parlato talmente tanto l’una dell’altra che sono diventate quasi inscindibili. Poi come dimenticare i primi tre classificati? Enrica, l’eterna seconda che, come ha detto Cracco, alla fine è riuscita a cambiare posizione, finendo terza. E’ stata considerata dall’inizio la prima della classe ma alla fine un piccolo errore, solitamente di distrazione, la ributtava giù. Almo, partito in sordina ha poi iniziato una corsa inarrestabile fino alla finale, che ha tenuto tutti con il fiato sospeso; la sua caratteristica migliore: abbinare tradizione e innovazione. Federico, il vincitore, il medico nutrizionista che ha osato tanto (a volte troppo), ha diviso e unito i giudici, i colleghi, gli spettatori, gli ingredienti…insomma, la semplicità non è per lui!

Le coppie di questa edizione: Enrica e Federico, odio e (o) amore, sembravano essere partiti con il piede giusto e invece sono finiti con quello di guerra; Eleonora e Beatrice, una ha copiato l’altra e si è trasformato tutto in un’aperta dichiarazione di guerra “Io sono brava e tu no, io sono originale e tu fai sempre la stessa cosa” (ma alla fine chi aveva ragione?); Almo e Salvatore, gli uomini del sud, l’unica coppia in sintonia, insieme hanno fatto piatti e gare indimenticabili; lo chef Barbieri e Laura, uno scambio di sguardi e battute da soap-opera! E poi Rachida….contro tutti! Ok, non è una coppia ma è così, non c’è molto da dire: nessuno la sopportava!

Le (mie) tre Mystery Box più belle: un inizio burrascoso con una Mystery dall’ingrediente difficile, la liquirizia, che sarebbe dovuta essere la protagonista del piatto da presentare, un ingrediente che non amo ma molto particolare e intrigante da proporre; i frigoriferi, uno per ogni concorrente rimasto in gara, ognuno diverso, per sbizzarrirsi il più possibile (da quello dell’eremita a quello vegetariano, da quello della famiglia numerosa a quello del gourmet); infine la più bella di tutte, l’ultima, quella della semifinale, un libro con la foto dei tre concorrenti perché ognuno potesse esprimersi liberamente con un piatto completamente suo.

Infine ecco alcune delle mie ricette preferite: Coniglio sotto al mare, La ciliegia furbacchiona, Ravioli fritti con pistacchi di Bronte, Ravioli di mare a sorpresaComposta di limoni di Amalfi con crema allo yogurt, menta e basilicoPolpo grigliato con gazpacho rivisitato e stracciatella pugliese, e Bellini di mare.

Per voi com’è andata questa Terza edizione? Siete pronti per Junior MasterChef da giovedì???

P.S. a voi la proclamazione finale è piaciuta? Per una cosa così importante mi sarei aspettata uno studio televisivo, una regia migliore…non mi pare che Sky abbia problemi a riguardo…no?

G.

Come muore una città #life

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Sto tornando ora a Roma dopo qualche giorno passato nella mia città. Proprio pochi giorni fa una mia amica mi chiedeva “Ma non torni mai a Pescara?”. No! Arrabbiarsi una volta al mese mi basta. Anche questa volta l’Amministrazione ha dato il peggio di sé. Il nuovo piano urbanistico ha nuovamente stravolto strade e abitudini. La pedonalizzazione di Corso Vittorio Emanuele II può sembrare cosa da niente, se non si considerano le terribili conseguenze. Una delle arterie principali di tutta Pescara, in pieno Centro, è stata definitivamente chiusa al traffico e questo deviato…nel bel mezzo del parcheggio della Stazione centrale. Cerchiamo di analizzare singolarmente i vari problemi, premettendo l’assoluta inutilità di un’ulteriore zona pedonale dove già ce ne sono diverse che si snodano tutte in quell’area. L’importanza di Corso Vittorio per il traffico cittadino è indiscussa, anche considerando il solo fatto che passi davanti alla Stazione centrale. La strada era stata suddivisa in più corsie, comprendendone una preferenziale per gli autobus, quasi tutte le linee infatti transitavano lì. L’ingente traffico è stato quindi dirottato su una contorta stradina a doppio senso che termina in una piccolissima rotatoria (che è anche di passaggio per autobus, pullman e ingresso per il parcheggio della Stazione). Come se non bastasse anche il numero dei posti per le macchine è sensibilmente diminuito, costringendo gli automobilisti o a pagare €2,50 di parcheggio (tanto per l’intera giornata quanto per mezz’ora!) o a demordere (non di certo ad usufruire di mezzi pubblici, decisamente inidonei a servire 3 città: Pescara, Montesilvano e Francavilla al mare). Allo stesso tempo una persona che rinunci ad andare in centro per le sue commissioni opterà certamente per recarsi in un Centro Commerciale, compromettendo inevitabilmente il lavoro dei negozi che invece dovrebbero essere più comodi (il tutto in un periodo notoriamente difficile). Non servirebbero commenti per tutto ciò, quello che sta accadendo è al di fuori di ogni logica e sembrerebbe mirato a mettere in ginocchio la Città piuttosto che a farla crescere e migliorare.

G.